Esiste un modo per fermare il tempo? Per smettere di crescere?
Può una ragazzina di tredici anni qualunque, nel 2024, fare come hanno fatto i suoi eroi d'infanzia, Peter Pan e Trilli? Scappare da un mondo in continuo cambiamento, spaventoso e incontrollabile, per rifugiarsi su un'isola paradisiaca dove niente cambia mai?
Un’isola dove non esiste futuro, ma solo un eterno presente, fatto di giornate tutte uguali?
L’Isola che non c'è non è mai stata così a portata di mano. Ce la portiamo in tasca tutti i giorni. La Neverland raccontata da James Matthew Barrie nel 1928 è oggi il cellulare che apriamo quando abbiamo bisogno di distrarci, di distogliere lo sguardo dalle persone, di disconnetterci dal mondo, per dimenticare le nostre preoccupazioni, e non pensare.
Caterina ha solo tredici anni, ma di pensieri ne ha eccome. Pensa al futuro. In una società che costringe ragazzi sempre più giovani a fare i conti, prima del tempo, con il mondo del lavoro. Che mette sempre al primo posto percorsi di orientamento in preparazione al futuro, in un continuo superamento del presente. Una società che valorizza la competizione e l’individualismo fra coetanei, e che rende le relazioni sociali, già a scuola, dolorose e
angoscianti.
Uno spettacolo dolorosamente attuale, che riflette sulle difficoltà degli adolescenti di oggi, sul loro disperato bisogno di essere ascoltati, sul terrore di non essere adeguati al mondo, sulle loro fragilità. Che mette in luce un fenomeno, quello degli Hikikomori, ancora troppo poco conosciuto in Italia. E per questo ancora difficile da riconoscere e da affrontare.
Che vuole raccontare una protagonista familiare agli occhi del pubblico. Una ragazza che non è vittima di bullismo, di abuso o di violenza, ma che sceglie allo stesso modo di rinunciare alla vita fuori casa. Una ragazza che, semplicemente, sente di non riuscire a stare al mondo. Che preferisce lo scrolling compulsivo, il binge watching, le litigate online con gli altri leoni da tastiera rispetto al confronto reale con le persone. Caterina può essere chiunque di noi. E dentro ognuno di noi, c'è una Caterina.
Scritto da Davide Garattini Raimondi e Bianca Serfilippi
Regia di Davide Garattini Raimondi
Con Bianca Serfilippi
Produzione BarabiTTeatro
Esiste un modo per fermare il tempo? Per smettere di crescere?
Può una ragazzina di tredici anni qualunque, nel 2024, fare come hanno fatto i suoi eroi d'infanzia, Peter Pan e Trilli? Scappare da un mondo in continuo cambiamento, spaventoso e incontrollabile, per rifugiarsi su un'isola paradisiaca dove niente cambia mai?
Un’isola dove non esiste futuro, ma solo un eterno presente, fatto di giornate tutte uguali?
L’Isola che non c'è non è mai stata così a portata di mano. Ce la portiamo in tasca tutti i giorni. La Neverland raccontata da James Matthew Barrie nel 1928 è oggi il cellulare che apriamo quando abbiamo bisogno di distrarci, di distogliere lo sguardo dalle persone, di disconnetterci dal mondo, per dimenticare le nostre preoccupazioni, e non pensare.
Caterina ha solo tredici anni, ma di pensieri ne ha eccome. Pensa al futuro. In una società che costringe ragazzi sempre più giovani a fare i conti, prima del tempo, con il mondo del lavoro. Che mette sempre al primo posto percorsi di orientamento in preparazione al futuro, in un continuo superamento del presente. Una società che valorizza la competizione e l’individualismo fra coetanei, e che rende le relazioni sociali, già a scuola, dolorose e
angoscianti.
Uno spettacolo dolorosamente attuale, che riflette sulle difficoltà degli adolescenti di oggi, sul loro disperato bisogno di essere ascoltati, sul terrore di non essere adeguati al mondo, sulle loro fragilità.
Scritto da Davide Garattini Raimondi e Bianca Serfilippi
Regia di Davide Garattini Raimondi
Con Bianca Serfilippi
Produzione BarabiTTeatro
Costo: 10 euro
Quando: venerdì 4 aprile alle 19:15, prenotazioni a barabitteatro@gmail.com